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Disco Club: recensioni, consigli, classifiche e novità. La rubrica di un dischivendolo /18 febbraio 2016

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A CURA DI DIEGO CURCIO

LE RECENSIONI

V/A – God Don’t Never Change/The Songs Of Blind Willie Johnson

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A cinque anni suonava la chitarra, a sette un padre-padrone con bestiale violenza lo accecò. Lui passò la sua vita facendo il predicatore blues itinerante. E scrivendo pezzi che saltano fuori ad ogni pié sospinto, quando c’è da mettersi d’accordo sui fondamentali del blues. Ad esempio quella “Nobody’s Fault But Mine” che i Led Zeppelin seppero degnamente far propria. Qui riunito trovate invece una sorta di celestiale parterre dell’eccellenza folk rock blues che riunisce Tom Waits e Lucinda Williams, Derek Trucks e Susan Tedeschi, Cowboy Junkies e Blind Boys Of Alabama, Sinead O’ Connor, Luther Dickinson, Maria McKee, Rickie Lee Jones. Superfluo dire che Tom Waits e Lucinda Wiliams colpiscono subito al cuore, con capacità chirurgica. Meno prevedibile la mercuriale, acida bravura dei Cowboys Junkies alle prese con “Jesu Is Coming Soon”. E via citando. Per una volta, un “tribute” bello e necessario dall’inizio alla fine. Guido Festinese

JESU/SUN KIL MOON – Same

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È più che plausibile che Mark Kozelek (SKM) si sia rimbecillito, inacidito, imbolsito, incaponito. Un tempo era un malinconico indie-menestrello; oggi è al centro di polemiche varie per presunti (o meno) atteggiamenti sessisti, interventisti, politicamente scorrettisti. La sua musica ha seguito una traiettoria simile: era lenta e melodiosa; è ruvida e scontrosa. È però, d’altra parte, musica estremamente personale che riesce in tempi di omologazione costante a risultare riconoscibile, solida e, piaccia o meno, unica. Qui Mark parla a raffica su lunghe ballate cui Jesu (Justin K Broadrick) impone bordate di elettricità chitarrosa, che non guasta per nulla (come non guasta un cameo dei Low). Pensate a J/SKM come a una versione ruvida del recente connubio Scott Walker / Sun O))): un veterano bizzoso e una fiera controparte sonica. Per pochi, ma fortunati. Marco Sideri

Jesu/Sun Kil Moon – “Exodus” (Feat. Low & Rachel Goswell)

WES MONTGOMERY – One Night In Indy

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La Resonance Records è un’etichetta jazz che affianca dischi contemporanei (c’è anche un live del ‘nostro’ Dado Moroni) a inediti di notevole interesse storico come “Offering: Live at Temple University” di John Coltrane o “Echoes Of Indiana Avenue” di Wes Montgomery. Questo terzo titolo dedicato al chitarrista di Indianapolis, un live del 18 gennaio 1959 con il trio del pianista Eddie Higgins (completato dal batterista Walter Perkins e da un contrabbassista sconosciuto), proviene da un nastro di un collezionista, registrato all’Indianapolis Jazz Club con un apparecchio amatoriale. Di lì a un anno Montgomery inciderà per la Riverside due album, “The Wes Montgomery Trio” e “The Incredible Jazz Guitar”, che cambieranno se non la storia del jazz, sicuramente quella dello strumento. Insomma siamo all’apice e pur nell’occasionalità della seduta e nella rilassatezza della situazione (solo grandi standard in repertorio, da “Prelude to a Kiss” a Stompin’ at the Savoy”, da “Ruby, My Dear” a “You’d Be So Nice to Come Home To”) c’è davvero di che gioire del nastro ritrovato. Qualità della registrazione sufficiente, ma che non giustifica l’acquisto in vinile audiofilo (e caro) del titolo. Danilo Di Termini


DR. LONNIE SMITH – Evolution

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Avvertenza numero uno: nella storia del jazz ci sono due Lonnie Smith. Uno ha aggiunto Liston nel nome, ha suonato piano e tastiere anche con Davis e Pharoah Sanders, poi ha fondato i Cosmic Echoes e oggi prosegue una carriera tra funk e jazz. L’altro ci tiene ad essere chiamato Doctor, suona l’Hammond B3, ha iniziato con George Benson e dopo l’incontro con Lou Donaldson ha inciso ottimi album di soul-jazz per la Blue Note, alla quale ritorna 45 anni dopo “Drives” (con una funambolica versione di “Spinning Wheel”). Avvertenza numero due: il titolo non tragga in inganno. Nonostante la presenza di Robert Glasper al piano in “Play It Back” (dal “Live At Club Mozambique” del 1970) o di Joe Lovano in “Afrodesia” (dall’album omonimo del ‘75 dove il sassofonista aveva praticamente esordito), nel disco non si riscontra nessuna ‘Evoluzione’ musicale. Il settantaquattrenne Smith non lesina certo energia in “Talk About This” o “Straight No Chaser”, né delicatezza in “For Heaven’s Sake” o “My Favorite Things”, e la ritmica (Joe Dyson alla batteria e Jonathan Kreisberg alla chitarra) ben lo asseconda. Ma il risultato è un onesto soul jazz che però mantiene inalterato il suo sfocato fascino. Danilo Di Termini

IL DIARIO

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Diario del 14 febbraio 2015 (anche se non è il giorno esatto perché oggi è il 18 febbraio, siamo romantici e facciamo uno strappo alla regola)
San Valentino, Sanremo, accoppiata odierna. Un cliente cerca un cd da regalare alla sua compagna, “Ho visto al Festival Biagio Antonacci, a lei piace, ce l’ha l’ultimo disco?”. Ce l’ho (colpa di Dario che sta allargando lo scaffale della vergogna), faccio un pacchetto regalo (sempre colpa di Dario che mi ha costretto a prendere altre confezioni regalo) e lui se ne va contento. Gli diamo il tempo di uscire e poi ci scateniamo a commentare le qualità canore dell’ex genero di Morandi, “Riempie gli stadi, ma non si capisce perché”, un urlo alla mia sinistra, “VE LO DICO IO PERCHE’”, è Renato, cliente e musicista, “La colpa è delle donne, guardano se uno è figo, mica se è bravo. Del resto prendi Hitler”, “Hitler? Perché cantava?”, “Come ha fatto a vincere le elezioni nel ’32? Perché le donne hanno votato in massa per lui”. Non è che Hitler mi sia mai sembrato così figo, faccio per dirglielo, ma in quel momento mi accorgo che una donna c’è in negozio, provo a farlo capire a Renato, ma lui ormai è scatenato, continua la sua invettiva e la cliente non si avvicina fino a quando lui non esce. Ho paura che se la prenda con noi, allora anticipo la sua richiesta, “Scommetto che vuoi Antonacci”, la prende bene, sorride e ci chiede Luigi Tenco.
Telefonata, “Discooocluuuub”, “Mi ha consigliato di chiamarvi un maestro di musica. Cerco cd con delle mazurche”.
“Ciao, dove sono i 45giri?”, eccolo il batterista di James Brown, “Ne hai della Columbia? A me piacciono quelli della…”, viene interrotto dallo squillo del suo telefonino, assume un aspetto professionale, “Sì papà, sono da Disco Club, no, ho altro da fare” e interrompe bruscamente la conversazione. Ovazione. Sceglie un 45, svuota le tasche e riesce a mettere insieme 2,23€, “Bastano due euro”, “Allora ne prendo un altro”, “Manca 1,77€”. Non fa una piega, si riprende i ventitre centesimi e si trasferisce nel reparto usato. Dopo dieci minuti, arriva Lorenzo dell’usato, “Hai venduto un 45 al batterista di James Brown?”, “Sì”, “Voleva vendermelo a cinque euro”. Bis-ovazione.

LE PROSSIME USCITE

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19 febbraio
BUCK OWENS – BUCK ‘EM: THE MUSIC OF BUCK OW (doppio cd)
MOVING HEARTS – LIVE IN DUBLIN (ristampa)
WHISKEY MYERS – EARLY MORING SHAKES/FIREWA
WOLFMOTHER – VICTORIOUS
CAVE SINGERS – BANSHEE
THE POP GROUP – FOR HOW MUCH LONGER DO WE TOLERATE MASS MURDER?
Da molto tempo ormai fuori stampa, questa è la prima volta che viene ristampato “For How Much Longer Do We Tolerate Mass Murder” dei The Pop Group di Mark Stewart. Il disco è disponibile per la prima volta anche in CD. Uscito originariamente nel 1980 per la loro etichetta Y, l’album è stato per 20 settimane nelle Indie Charts raggiungendo anche la posizione #1. Prodotto e missato dalla band “For How Much Longer Do We Tolerate Mass Murder” rappresenta la quintessenza di quello che sono e rappresentano i The Pop Group, band che ha rivoluzionato il post‐punk inglese di fine anni ’70, con i loro testi politici e taglienti, il tutto su un tappeto di assoluta avanguardia musicale. Lo stesso Stewart ricorda quanto fosse importante il contesto dell’epoca, a quei tempi la band era impegnata in molti appuntamenti benefici e campagne umanitarie (Scrap SUS, Aid for Cambodia e la campagna/raduno per il disarmo nucleare culminata con un raduno a Trafalgar Square con 500.000 persone). Lo storico giornalista Mark Paytress (MOJO, Record Collector, Rolling Stone) ha definito quel disco rivoluzionario e manifesto della lotta all’imperialismo. Mentre UNCUT lo ha inserito nella classifica dei più importanti Lost Album di tutti i tempi. Rimasterizzato dai nastri originali. Vinile 180 grammi con 8 stampe fronte/retro su 4 poster. Anche la versione CD contiene i poster. Assolutamente consigliato a tutti i fan di Viet Cong, Girl Band, Fat White Family, Sonic Youth, Nine Inch Nails, Suicide, The Birthday Party, Throbbing Gristle, This Heat, The Fall, Swans, Fugazi e Minutemen.

26 febbraio
NELSON WILLIE – SUMMERTIME: WILLIE NELSON SINGS GERSHWIN
SILVESTRI DANIELE – ACROBATI
ANTHRAX – FOR ALL KINGS
TODD RUNDGREN – THE COMPLETE BEARSVILLE ALBUM (cofanetto, 13 cd)
APRIL WINE – BOXSET (cofanetto, 6 cd)
BANKS TONY – A CURIOUS FEELING (deluxe edition)
BANKS TONY – THE FUGITIVE (deluxe edition)
ROLAND PAUL – IN THE OPIUM DEN: THE EARLY RECORDINGS 1

LA CLASSIFICA DELLA SETTIMANA

1 DAVID BOWIE – Blackstar
2 EZIO BOSSO – The 12th Room
3 ELIO E LE STORIE TESE – Figata Deblanc
4 V/A – God Don’t Never Change: The Songs Of Blind Willie Johnson
5 ELEANOR FRIEDBERGER – New View

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